orgoglio e illusione

L’orgoglio rende inutilizzabile il veicolo mentale, impedendo quella vibrazione che consentirebbe una proficua collaborazione col Maestro interiore, sia Egli uno dei Grandi o “il Maestro nel cuore”, la nostra Anima.
“Se la mente è instabile o appagata e se vibra per orgoglio, la visione non si profila con chiarezza, il Maestro si allontana “desolato” e “afflitto” per l’occasione di servizio sciupata per colpa del servitore, e cerca qualche altro, forse non altrettanto dotato, ma il solo disponibile dopo il fallimento del primo, sul quale si era avvicinato”.

Chi possiede una mente stabile, scevra di orgoglio e ricettiva agli impulsi dall’alto, sarà come un calice offerto al Maestro, un canale in cui Questi potrà versare liberamente le Sue benedizioni per il Mondo.
Quando l’energia del pensiero entra in contatto con la materia, menti minori l’afferrano e ne sono conquistate: così appare il male che si manifesta come egoismo e orgoglio, che tanto danno, e male arrecano al Mondo.

La Gerarchia del pianeta si esprime con un grande Organismo soggettivo, i cui componenti possono anche essere incarnati, ma che ricorrono all’apparato sensitivo interiore e all’intuito; essi sono orientati verso lo Spirito, polarizzati mentalmente, consapevoli di un servizio inclusivo e disposti a lavorare senza ricompensa, in maniera soggettiva e “dietro le quinte”, analogamente alla stessa Gerarchia. Occorre pertanto che non cedano all’ambizione, all’orgoglio di nessun genere ma che siano sensibili al prossimo e alle circostanze ambientali.

Tale gruppo non ha una organizzazione esteriore, non ha uffici direttivi, non ha neppure un nome. Chiunque sia un vero servitore vi appartiene, qualunque sia il campo di azione: culturale, politico, scientifico, religioso, filosofico, psicologico, economico, ecc.

I veri Maestri si distinguono per l’amore altruistico, conoscono il vero senso della fraternità e vivono consacrati a servire in modo del tutto impersonale e senza riserve.

Non possono appartenere a questo gruppo coloro che hanno la mente impreparata e l’intelletto privo di vigore, che si sentono di essere diversi o estranei al proprio simile e invasati dall’ambizione e dall’orgoglio. Chi invece è qualificato per appartenervi deve praticare l’innocuità, non desiderare nulla per il sé separato e scorgere il buono in ogni cosa.

Ciò che impedisce il lavoro in comune è l’orgoglio mentale: un leader del genere può conseguire un successo temporaneo, ma alla lunga perderà gli elementi migliori e resteranno attivi solo coloro che assecondano la personalità di chi si crede al centro.

Colui che molto insiste sui propri metodi e concezioni, s’accorgerà presto che il gruppo manca di quegli elementi che lo renderebbero simmetrico ed equilibrato, conferendo alle sue imprese le qualità che mancano al leader.

L’ambizione e l’orgoglio sono sentimenti che costringono l’uomo, per motivi egoistici di supremazia e sete di danaro, per cui sono pronti a sormontare qualsiasi ostacolo e a farsi largo senza alcun riguardo, scostando qualsiasi cosa e chiunque volesse frapporsi fra lui e il proprio scopo

Però possiamo coltivare quel tipo di ambizione che ci sproni a lavorare per amore del lavoro, che ci permette di dare piena espressione al divino istinto creativo, che ci stimola ad eseguire qualsiasi cosa nel miglior modo possibile, lavorando per l’Opera in piena armonia e all’unisono.

L’orgoglio spirituale è la presunzione che ci fa ritenere migliori dei nostri fratelli. È una delle più pericolose e subdole manifestazioni di basso orgoglio: esso ritorna spesso anche quando crediamo di averlo eliminato e si ripresenta sempre in forma più sottile

Volta a volta l’orgoglio intellettuale succederà all’orgoglio fisico: l’orgoglio delle qualità psichiche a quello dello sviluppo spirituale; ci sentiremo sempre più orgogliosi per i nostri pregi morali, per la purezza del carattere, per il sentirsi più santi degli altri e così via.

Instancabilmente e insistentemente ritornerà sempre all’assalto! Per battere questa malerba dobbiamo riconoscere che tutti facciamo parte di un’Unica Vita, dove siamo, ci muoviamo e abbiamo la nostra esistenza. In concreto non dobbiamo cadere nell’illusione della separatività che ci porta a credere di non avere alcun rapporto con le altre manifestazioni della vita, al punto di farci provare un sentimento di rivalità e di antagonismo verso i nostri simili.

Siamo tutti particelle infinitesimali della medesima Grande Vita, alcuni ancora indietro nel fango degli strati inferiori del sentiero, taluni che procedono passo passo al nostro fianco e altri molto più avanzati di noi ma tutti sulla medesima Via.

Dobbiamo guardarci dall’orgoglio, questo pericoloso nemico dell’avanzamento spirituale e sostituirlo col pensiero che noi tutti abbiamo la stessa origine, lo stesso destino, la stessa via da percorrere, uomini del Gran Giardino che è la vita.

Ricordiamoci che siamo tutti fratelli! Caro “pseudo massone di alta scuola -si fa per dire” e sopra tutto che ci dobbiamo lealta, non menzogne, umilta e non ……..

Il fatto di aver letto un libro o fatto una ricerca internet non significa “SAPERE” ma solo forse conoscere quel tanto che basta per incantare qualcuno, un invito……

Chi manca di meriti, ma tuttavia esalta il suo operato, inganna chi non lo conosce, ma è deriso da chi è in grado di giudicarlo.

 

g.m.s.


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