Massoneria in Oriente

 

 

Massoneria e Taoismo

Massoneria e Induismo

Massoneria e Islam

Massoneria Odinica nordica

 


 

 

Massoneria e Taoismo

La più classica delle religioni cinesi è fondata, come il Confucianesimo, sul concetto di ordine Celeste (t’ien tao) e su una pletora di divinità minori, analogicamente legate a pratiche di tipo alchemico. Malgrado la sospensione della sua tradizione tra panteismo impersonale e politeismo spicciolo, i suoi seguaci non hanno mai incontrato problemi all’iniziazione muratoria, poiché il Taoismo ammette una realtà Suprema sovrastante l’uomo, e ne venera la via tracciata dagli antichi Libri Sacri. La disponibilità del Tao te Ching di Lao Tse in lingua italiana, resa possibile dalla traduzione del massone A. Castellani (1864-1932) di Empoli, nella sua introduzione, seppur proponente un’immagine ateizzante del Taoismo filosofico, col suo approccio comparistico ebbe il merito di sottrarre il pensiero di Lao Tse all’isolamento culturale in cui la pigrizia mentale del mondo accademico italiano, alleata alle obbiettive difficoltà linguistiche presentate dal testo (e più in generale dai canoni espressivi dell’Oriente antico), lo aveva relegato.

 

 

Massoneria e Induismo

Gli indù furono ammessi nella Massoneria indiana solo a partire dal 1860. Un ruolo significativo nell’avvicinamento tra Massoneria e cultura indù fu giocato dal Brahmo Samaj, il movimento di riforma religiosa fondato nel 1828 da Rammohun Roy per riscoprire e celebrare gli aspetti monoteistici ed etici della tradizione indù, e per aprire quest’ultima all’influsso cristiano. Non a caso il polo induista, simmetrico a quello zoroastriano di Bombay, si formò a Calcutta, luogo di massima diffusione della riforma indù. “Brahmo” furono il Venerabile che iniziò R. Kipling nel 1866, e lo Swami Vivekananda (1863-1902), iniziato il 9 febbraio 1884 nella Loggia Anchor and Hope N. 1 di Calcutta, che poi si dedicò alla diffusione del pensiero e dell’esperienza di Sri Ramakrishna. “Brahmo” (e precisamente segretario dell’Adi Brahmo Samaj, la branca fondata da suo padre Devendranath per rivendicare l’autosufficienza spirituale dell’induismo interpretato monoteisticamente) fu Rabrindanath Tagore (1861-1941), il grande poeta bengali fondatore dell’università Visvabharati, iniziato da giovane ed insignito nel 1924 di un’alta onorificenza massonica argentina. Il processo di reciproca apertura tra ambienti massonici ed indù ha progressivamente toccato molte altre sezioni della comunità religiosa undiana: nel 1978 il massone V. V. Chetty poteva sostenere nel volume Freemasonry and its Hidden Treasures, senza cozzo alcuno con l’ortodossia, l’esistenza di una verità indù sottilmente celata nel simbolismo massonico. Il massone Guenon, con l’Introduzione generale allo studio delle dottrine indù nonché con L’uomo ed il suo divenire secondo il Vedanta, oltre che con saggi sparsi e recensioni dedicate ai fenomeni più stimolanti del pensiero indù contemporaneo, tra i quali il caso Aurobindo, ha contribuito non poco a liberare l’immagine della tradizione in parola dalle restrizioni accademiche da una parte, e dalle fumosità occultistiche dall’altra.

 

 

Massoneria e Islam

Chi sono i Sufi? Sono i mistici dell’ Islâm, divisi in più confraternite a seconda delle correnti interpretative della mistica via dell’ ascesa a Dio. Sorte dalla lettura culturalmente progredita del Corano precipua degli Iraniani in unione con tecniche filosofico-sciamaniche dei Turchi, le correnti sufiche nacquero nell’ Asia centrale, e dai Turchi vennero diffuse in tutto il mondo islamico. Nel mondo turco emersero ordini che promossero correnti mistiche ricche di pensatori eminenti; presso gli Arabi e alcune popolazioni arabofone le confraternite dei Sufi degenerarono in correnti politiche integraliste o di bassa spettacolarità a carattere magico.

Tra i sufi di maggiore importanza il persiano Hallaj, che scrisse pagine di grande afflato mistico, e che venne crocefisso dagli integralisti nel 922; il turco Ibn Sinâ, noto in Europa come Avicenna (9801037), nato in Uzbekistân, che fu uno dei maggiori medici del Medio Evo (i suoi testi influirono considerevolmente anche sulla formazione della medicina europea); il turco afghano Birunî (9731048), grande maestro di scienze positive, astronomo, medico, farmacologo e matematico; l’ insigne teologo Ghazalî (1058-1111), nato a Tus, nel Khorasan a quel tempo provincia dell’ impero turco dei Selciukidi, paragonato in Europa a sant’ Agostino, a san Tomaso d’ Aquino, a Lutero; il grande matematico persiano Omar Khayyam (1048-1131), celebrato in Europa anche per le sue libere e concettose quartine; il teologo e poligrafo andaluso Ibn âl`Arabî (1165-1240), che seppe conciliare i contrasti fra tradizionalismo e misticismo; e infine Jalal âlDîn Rûmî (12071273), nato a Balkh, in Afghànistàn, e fondatore a Konya (Turchia) dell’ ordine dei Mevlevî.

Un grande iniziato, Dhû âlNûn l’ Egiziano (771-860), sufi ed alchimista, (allievo della mistica turca Fàtima di Nishapur (?-838), a sua volta moglie del grande mistico turco âlBalkh), studiò e tradusse testi egizi. Fondò la Loggia esoterica di Menfi. L’ esoterismo turco d’ origine sciamanica e quello egizio di Ermete Trismegisto si unirono così in quella che fu una delle basi organizzative della pratica esoterica sufica. Grazie a questi maestri furono tradotti in arabo (lingua ufficiale dell’ Islàm come lo fu il latino per la Chiesa cattolica) i testi ermetici scritti fra il I° e il IV° secolo portatori del senso profondo delle tradizioni esoteriche dell’ Egitto, della Grecia e della Persia. In particolare il Poimandro, attribuito ad Ermete Trismegisto. Molta trascendenza mistica del Sufismo si basò, all’ origine, su La Legge di Ermete tradotta in arabo. Altri otto testi in arabo si dichiarano traduzioni di Ermete Trismegisto, e furono studiati o commentati da Dhû âlNûn âlMisrî (-859), Kharraz (-899), Hallaj (857-922), Suhrawardî (1155-1191).

La tradizione islamica ha collegato Ermete a Enoch, che è presente nel Corano sotto i tratti del profeta esoterico Idrîs. Idrîs, con l’ appellativo di Khidr (il Verde) è l’ iniziatore segreto dei grandi maestri sufi. Altro iniziatore alchemico è nel Corano il profeta Salomone. Da Pitagora invece i sufi trassero la scienza dei numeri (abjad) e la “sezione aurea” che applicarono egregiamente nelle loro costruzioni (ne sono esempio in Turchia le costruzioni selciukidi dall’ XI° al XIII° secolo). Dirò per inciso che i testi greci di scienza e di esoterismo furono conosciuti in Europa non dagli originali greci ma dalle traduzioni in arabo che ne fecero i sufi. Il Sufismo è costituito in Ordini, o Confraternite. Confraternite ben organizzate sin dal X secolo. Un Maestro venerabile, due luci, un copritore esterno, e gli adepti, che si distinguono in apprendisti (murid), compagni (`arîf: iniziato) e maestri (shaykh). Si riuniscono in una tekké, o zawiyya, o dergah: una Loggia, insomma; per solito il lunedì sera per le discussioni in comune e l’ insegnamento evolutivo, spesso sulla lettura di tavole lasciate da grande Maestri del passato; il giovedì sera per il rituale del dhikr: la Rammemorazione di Dio.

Per entrare nell’ ordine, il neofita si sottopone a una iniziazione, che comporta anzitutto il ritiro (khalwa) in un gabinetto di meditazione, ritiro che a seconda degli Ordini va dai tre ai quaranta giorni. Riceve allora la parola segreta di rito, i passi e le insegne del suo lavoro. Presso i Bektashi l’ iniziando è condotto nella loggia con una corda al collo (tigbend) e ricevuto, è cinto dal grembiale (peshtemal), che viene mutato ad ogni aumento di salario. Gli Ordini in generale hanno accolto sin dal XII secolo il neoplatonicismo attraverso l’ ermetismo e la tradizione alchemica (figlia maggiore dell’ Islàm appunto) assumendone i simboli, e questo è del pari avvenuto nella Massoneria, soprattutto attraverso l’ influsso diretto di Giordano Bruno.Dhû âlNûn âlMisrî (?-859) organizzò la propria Loggia sul modello della Kaaba della Mecca: al centro un altare cubico; in fondo il trono del Maestro, che indica il grande oriente da cui sorge la luce, simile alla nicchia del mihrab che in ogni moschea è volto alla Mecca; ai lati dell’ ingresso le due luci, all’ ingresso le due colonne del diwan, Jakim e Boaz. I lavori si aprono idealmente a mezzogiorno e si chiudono idealmente a mezzanotte.

I parallelismi non si limitano qui. In tutta la letteratura dei maestri sufi, ricchissima, si trovano concetti, simboli, rituali, che possono essere accostati a concetti, simboli e rituali massonici. L’ elenco sarebbe troppo lungo, Comunque uno dei simboli e degli argomenti di discussione e di meditazione più formale dei Sufi, presente nelle iniziazioni e tema di tutto l’ Ordine fondato da Sihrawardî è la Luce; sulla base dei versetti coranici della Luce che emana da Dio: (24°35-42), che espongo qui per intero:Dio è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come una nicchia in cui si trova una lampada. Lampada in un vetro; il vetro è simile a una stella lucente. Questa lampada arde grazie a un albero benedetto: un olivo che non viene né da Oriente né da Occidente e il cui olio si accende senza che fuoco lo tocchi.

di Gabriel Mandel Khan confraternita Sufi àl Jerrahi àl Halveti.

Breve spaccato storico - Massoneria e Islam

Ecco una  visione politica strumentale della massoneria operativa,che poco ha da spartire con il principio della massoneria speculativa,ma comunque è un passo avanti sul pricipio dell’universalità dell’istituzione, e mio parere che poi uomini saggi sappiano trarre la via speculativa,che è la vera essenza dell’iniziato massone.

La massoneria in alcuni Paesi del Medio Oriente è un fenomeno che ha origini storiche radicate nell’Ottocento, per via dell’espansione francese, in concorrenza con quella dell’Impero britannico,Nel Libano, dice lo scrittore Sfeir, si sviluppano i primi rapporti fra massoni francesi  in gran parte lionesi legati all’industria della seta, i neoadepti locali vedono nella massoneria i portatori di “una istituzione progresista,volta all’emancipzione sociale. Verso la fine del secolo, con le difficoltà in cui versa l’Impero ottomano, dopo la rivoluzione del “Giovani turchi” nel 1908, si fanno strada correnti nazionaliste arabe che, sostenute dai francesi, mirano alla formazione di nazioni indipendenti, in particolare in Libano e in Siria. Qui si realizza la saldatura politico-culturale fra le Logge francesi e i nuovi gruppi arabi in espansione.

In Palestina,storicamente i primi arrivi di coloni protestanti verso il 1830 portano con sè l’insediamento di massoni, che si accentuerà durante la prima guerra mondiale e con il successivo mandato britannico destinato a sfociare nel 1948 nella nascita di Israele. La colonizzazione europea del Medio Oriente non è, il solo veicolo della massoneria nella regione. Pesano anche le ambizioni nazionali arabe e le speranze di modernizzazione. E qui si evoca un personaggio storico di grande rilievo, l’emiro Abd el-Kader, capo dei berberi che in Algeria si opposero con le armi ai colonizzatori francesi. Sconfitto nel 1847, fu mandato in esilio in Siria, a Damasco, dove, divenne un massonesi adopero per un rilanciò di Logge in tutto il Levante.

Nel resto del mondo arabo fa caso a sè l’Egitto dove i primi “germi della massoneria” accompagnano la spedizione militare del Bonaparte. Massone, iniziato, fu il kedivè d’Egitto Ismail Pascià. Nel Maghreb le Logge si moltiplicano con l’arrivo dei francesi, prima in Algeria, dove ebbero grande successo, poi in Tunisia e in Marocco. La classe media locale e l’alta borghesia sono terreno fertile. Come in Persia (Iran) dove i massoni figurano, dal 1916, fra i moderni costituzionalisti del Paese. In Turchia c’è dapprima un’influenza massonica britannica per via degli studi superiori completati sovente in Inghilterra da molti civili e militari, poi subentrerà la massoneria tedesca, ma con la Terza Repubblica francese, s’insedia il Grande Oriente. Notevole è il rapporto che s’instaura un fra i massoni turchi e le correnti mistiche dell’Islàm, come il Sufismo.

Ed ora qual è la situazione della massoneria nei Paesi arabo-musulmani? Il direttore dei Cahiers de l’Orient è convinto che i suoi seguaci siano ben insediati nel Medio Oriente. In tutti i partiti laici presenti in Siria (e sino alla guerra nel Baath iracheno), nel Libano e in Turchia. Oltre che nello Stato ebraico.
Ma anche in Iran hanno ritrovato “una certa visibilità” dalla fine degli anni Ottanta. La Massoneria orientale non parla tuttavia di “laicità”, ma di “secolarismo”, i suoi temi-chiave sono “l’istruzione, la riforma dello Stato e, talora, un grande tema della società come quello relativo alla donna, l’interruzione della gravidanza, la contraccezione, la pianificazione famigliare”.

Su quest’ultimo punto, la pianificazione “è stata introdotta grazie al lavoro dei massoni, specie in Egitto e attraverso le Nazioni Unite”. I massoni arabi generalmente sono favorevoli alla pace anche con Israele, avendo contatti diretti  “in forma molto risservata”. Il loro ruolo è indubbiamente rilevante perchè sono  fra i primi a temere una deriva integralista islamista.


Massoneria Odinica nordica

Secondo certi studiosi, sia il compagnonaggio che la Massoneria primitiva deriverebbero in buona parte dalla tradizione normanno-vichinga. Lo spirito di fraternità regnante a bordo dei drakkar vichinghi sarebbe continuata anche a terra, dando vita alle prime logge massoniche in Normandia. Come sottolinea Maurice Guignard, sarebbe stato così lo spirito degli equipaggi dei drakkar si trasferì nelle prime logge dei costruttori di cattedrali normanne. Fu Enrico II (1165-1205), vescovo inglese di Bayeux ed antico decano di Salisbury, che avrebbe ristabilito con un editto l’antica “Confraternita dei costruttori di cattedrali”.

In questo modo si spiegherebbe l’origine del grembiule massonico nelle fasce di tela a forma triangolare impiegate dai marinai vichinghi. Una dozzina di vescovi-architetti hanno portato nomi massonici contenenti la radice Geirr (triangolo di tela) in norvegese antico, tra i quali Gervold (755-788), da Geirr-Valdr (Maestro del triangolo) e Sigered (1017-1022), da Sae-Geirr-Aett (Confraternita del triangolo e del mare). Queste Logge Odiniste reclutavano i loro membri unicamente tra i figli degli iniziati, la cui genealogia risalisse ai marinai dei drakkar.

Gli aderenti alle Logge erano tutti architetti ed artigiani in regolare attività. Non è che a partire dal XVI secolo che tali Logge si trasformarono da operative a speculative.

Le loro finalità erano:
1) Difesa dell’integrità della lingua norvegese;
2) Conservazione della teologia e della cosmogonia druidica e di Odino;
3) Preservazione dei segreti della magia odinica (v.). Secondo l’Angebert (Il Libro della Tradizione, Ediz. Mediterranee, 1980) è accertato che Logge della Massoneria di tradizione odinica siano tuttora numerose ed in regolare attività nel territorio norvegese.


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