Il rituale di iniziazione al XIV° Grado


Il rituale di iniziazione al XIV° Grado, detto del “Grande Eletto, Perfetto e Sublime Massone” o “Maestro Scozzese del XIV° Grado”, tanto in uso fra Fratelli Massoni di altre nazioni, da preferirlo al IX° Grado della scala iniziatica scozzese.

Questo Rituale usato sia in Francia che in America, è apparsa subito evidente la vastità degli insegnamenti scozzesi che tale Rituale evidenzia.

Sia la laboriosità dell’allestimento per gli ornamenti del Tempio, sia la singolarità del messaggio iniziatico.
La stessa apertura della Bibbia sull’Ara al terzo capitolo dell’Esodo (l’azione di Mosè dinanzi al Roveto Ardente, fino alla pronuncia del Nome Ineffabile) fa intuire il mistero iniziatico che filtra da questo rituale.
La base iniziatica che caratterizza il rituale d’iniziazione del XIV° Grado è la leggenda dell’Arco Reale, che sarà ripetuta dal Gran Cerimoniere fin dal ricordo di Enoch, il sesto della discendenza di Adamo.
Il racconto si snoda fino alla costruzione del tempio di Salomone con i nove archi della sala sotterranea, ove il Re Saggio si ritirava assieme ad Hiram di Tiro ed Hiram l’Architetto per discutere di cose di natura segreta.
Sui nove archi erano incisi altrettanti attributi del Grande Architetto (Principium, Existens, Deus, Sum-Ero, Fortis, Concedens, Domini, Misericors Deus, Jubilans).
Al superamento del nono arco viene ritrovata la piastra triangolare d’oro tempestata di pietre preziose ove erano incise le lettere del Nome Impronunziabile.

 
E’ questo un momento di alta emozione, quasi che si potesse rivivere l’esperienza del Grande Maestro Architetto che, fra le macerie del Tempio di Salomone, ritrovò il Sacro Delta!
Particolare significato assume poi, unica nei riti iniziatici scozzesi, la cerimonia della purificazione degli iniziandi di fronte all’Ara dei Profumi: il Saggissimo, con una mistura di latte, olio, vino e farina, tocca gli occhi, le labbra, il cuore del Candidato invitandolo, da quel momento in poi, ad usare gli occhi con purezza, la bocca solo per proferire parole utili ed il cuore perché sia di guida alla coscienza nel mantenersi scevra dai rimproveri per non aver condotto le azioni verso la Verità.
Viene naturale a questo punto una riflessione: quant’altri tesori iniziatici potrebbero essere recuperati fra i Gradi Scozzesi dimenticati?
Ciò che colpisce, in primo luogo, quando si studia il rituale del XIV Grado, è la cura con la quale è stato redatto.

Questo rituale è molto lungo. La sistemazione e la decorazione della Loggia sono descritti con minuzia. L’Apertura è concepita in modo tale da mettere gli astanti in grado di partecipare alla Tornata. Questa si apre e si chiude con una preghiera e solamente tra i Gradi precedenti, il Grado di Cavaliere dell’Arco Reale ne aveva una.
La cerimonia di Iniziazione inizia con una tegolatura approfondita del candidato, interrogato sull’insieme dei Gradi precedenti, con l’intenzione evidente di fargli avvertire l’unità del Rito. Il Giuramento definisce esaurientemente i doveri del candidato.

Ma, soprattutto, prevede questa Libagione, vera comunione sotto le due specie, e questa Consegna dell’Anello, che insieme annunciano il Grado di Rosa+Croce.
La Leggenda del Grado è molto istruttiva, ci ritorneremo, quanto all’epoca della redazione del quaderno e quanto a coloro che l’hanno voluto redigere. Essa chiude il ciclo, conducendoci da Salomone al XVIII secolo, senza dimenticare l’epopea delle Crociate.

L’istruzione, molto sviluppata, riprende i Gradi precedenti come principali elementi della Leggenda. Essa termina in modo sorprendente: quando ci si aspetta di sentir parlare di nuovo delle Crociate, è improvvisamente questione del Tempio ora profanato e l’inaspettata replica “Lo spegnerò!” rievoca irresistibilmente l’iniziazione del XVIII Grado.
Posto sotto l’egida del Gran Consiglio dei Principi di Gerusalemme, questo ha avuto luogo necessariamente tra il 1755, data della Creazione del Consiglio, ed il 1761 o 1762.

In effetti, la Leggenda del Grado racconta l’alleanza dei Grandi Eletti e Sublimi Massoni con gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme. Questi, in seguito, diventeranno i Cavalieri di Rodi e poi i Cavalieri di Malta. All’epoca della distruzione dell’Ordine del Tempio, i beni secolari di quest’ultimo vennero loro devoluti.
Ora, per quelli che, a partire dal 1760, reinventarono la storia dei Templari, l’Ordine di Malta era, precisamente, il nemico al quale bisognava far restituire il maltolto. Potremmo assicurarcene esaminando i primi rituali di Kadosch. Il Gran Consiglio non intendeva affatto limitare la sua opera di sintesi alla Massoneria Simbolica che, per lui, terminava al XIV Grado. Molto velocemente, si interessò ad altri Gradi: Cavaliere d’Oriente, Rosa Croce e, appunto, Kadosch.

Quest’ultimo Grado poneva qualche problema, nella misura in cui, rompendo con la tradizione salomonica, sostituì la vendetta di Jacques de Molay a quella di Hiram. Come dire che ebbe degli oppositori in seno allo stesso Gran Consiglio.

Si può dunque pensare che il Gran Consiglio era, nella sua maggioranza, acquisito nel nuovo Grado di Kadosch da questa data, e senza dubbio qualche mese prima. Ma allora, i Cavalieri del Tempio avrebbero dovuto essere sostituiti ai loro avversari Ospidtalieri nel rituale del XIV Grado se questo non fosse stato elaborato, precisamente, prima del 1761 o 1762.

Un altro elemento interessante si ritrova nel Catechismo. Mentre la Leggenda del Grado non si sofferma molto sugli episodi biblici, liquidando in un corto paragrafo il periodo che va da Salomone a Nabucodonosor, il Catechismo, invece, espone dettagliatamente gli elenchi reali e descrive ampiamente il divenire dell’ultimo re di Giuda. È istruttivo interrogarsi sull’ampiezza di questo sviluppo.
Non si trattò, semplicemente, di arricchire un rituale già molto lungo. Non poteva trattarsi, manifestamente, che di dare agli impetranti degli elementi culturali che, evidentemente, mancavano loro.

Ora, cosa fanno gli autori dei quaderni? Si accontentarono di presentare una specie di sommario del Libro dei Re…La logica vuole allora che gli impetranti non fossero, per la maggior parte, familiari con la Bibbia. Non sono né Ebrei né Protestanti ma, certamente, dei Cattolici che, in questa epoca, non leggevano la Bibbia. Di più, sono dei Cattolici francesi, poiché il Rito Scozzese non è nato né in Italia né in Spagna…
Tutto sommato, i redattori non hanno fatto che riprendere la lunga tradizione operativa che obbligava a descrivere dettagliatamente la filiazione che univa la Libera Massoneria della loro epoca ai costruttori del Tempio.

Una tale preoccupazione non si può concepire se non esistono Gradi superiori a quelli che si descrivono o se si considerano questi Gradi in tutt’altra ottica.
Infine, una lettura attenta di questo rituale fa apparire una pluralità d’autori. Certi passaggi della Leggenda evocano le lotte fratricide dell’epoca. Ma, soprattutto, il Catechismo, con il calcolo della data della distruzione del Primo Tempio e più particolarmente con il brano concernente il campo d’Ornan e la sua allusione alla “Historia Orientalis” del cardinale de Vitry , porta la firma dell’erudito che diresse la stesura del XII Grado.

Va rilevato che, ai tempi delle Crociate, l’alleanza si fa tra Massoni e Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme.
Non si tratta dunque dell’Ordine del Tempio, come ci si poteva aspettare secondo le abitudini moderne, ma degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che divennero poi i Cavalieri di Rodi e successivamente i Cavalieri di Malta. Questo punto è tanto più curioso che, nello stesso Rito di Perfezione, Francken, riportando i Giuramenti del Kadosch, indicherà per il settimo ed ultimo Giuramento
“… di considerare sempre come nostri nemici i Cavalieri di Malta”…
Vi è forse una evidente incoerenza nella serie dei rituali, incoerenza che non si può spiegare se non ammettendo date di redazione dei quaderni di istruzione.

Questo può anche essere l’indicazione del fatto che i primi redattori dei quaderni non aggiunsero alcuna fede alla pretesa filiazione templare, che alcuni tentavano allora di promuovere.
In effetti, se si ricorda che la Loggia Madre Scozzese aveva giustamente scelto come titolo distintivo San Giovanni di Gerusalemme, si comprende meglio questo passaggio del rituale. Si capisce meglio perché i gradi d’Eletto volevano che i loro membri avessero la qualifica di Cavalieri.

Infine, conviene sottolineare il carattere sacerdotale dell’iniziazione al XIV Grado. Salomone vi detiene il triplo potere. Egli è, forse più pienamente che in tutti gli altri Gradi, il Tre Volte Potente Maestro.
Con questa constatazione, notiamo che la Tornata si apre e si chiude con delle Preghiere di grande ispirazione massonica. Nella più pura tradizione operativa, vivere la Massoneria è onorare Dio.
Ma più sorprendente è forse il cerimoniale di iniziazione del nuovo Grande Eletto: i suoi occhi, le sue labbra e il suo cuore sono unti da”l’Olio Santo con il quale furono unti Aronne il pio, Davide il penitente e Salomone il saggio”.
Vi si ritrovano i segni del triplice potere sacerdotale (Aronne), reale (Davide), e profetico (Salomone).
La cerimonia continua con ciò che bisogna ben riconoscere come una comunione sotto le due specie, la condivisione del Pane e del Vino e la consegna dell’Anello.

Sappiamo che l’Anello rappresenta, per i Cristiani, il simbolo del legame fedele e liberamente accettato. Non sono queste le caratteristiche dell’impegno massonico? Senza dubbio, è il pegno di un matrimonio mistico con la Massoneria e il suo carattere sacro è anche precisato dall’esortazione
“Promettetemi, mio caro Fratello, di non separarvi mai da questo anello prima della vostra morte e di donarlo allora a vostra moglie, o al vostro primogenito oppure al vostro migliore amico”.
Come in un annuncio di ciò che avverrà più tardi nella Cena dei Cavalieri Rosa+Croce, tutti i Fratelli si dividono il Pane e il Vino. La libagione rituale, consistente nello spargere la rimanenza del vino, dà forza alla cerimonia evitando l’aspetto blasfemo per i Cristiani.

Notiamo infine che il Manoscritto comprende due citazioni finali. La prima, “fine dell’ultimo Grado dell’Antica Massoneria” riguarda solamente il XIV Grado ma stabilisce bene il suo posto. Essa precisa che, nel pensiero dei redattori del quaderno, l‘Antica Massoneria, la Massoneria Salomonica, non si limitava ai tre Gradi di Andersen ma andava ben oltre. In questo contesto, la nozione di Grado appare puramente artificiale: l’adepto segue una via che deve condurlo inevitabilmente sino al termine normale, poiché questa via è una riattualizzazione del mito di fondazione e che questo mito non sarebbe stato cambiato. In questo senso, l’innovazione andersoniana appare per ciò che è, una rottura con la Tradizione iniziatica. Pertanto, tutta la Massoneria che si limiterà ai tre Gradi simbolici potrà essere un’arte di vivere, un Ordine di Società, ma non sarà un Ordine Iniziatico Tradizionale.

La seconda citazione “finis Coronat Opus” merita un’analisi. Ognuno sa l’importanza data nella Massoneria Operativa alla Leggenda dei Quattro Coronati. Dal Poema Regius agli Statuti di Ratisbona, i testi fondamentali lo ricordano. Scrivere finis Coronat Opus, è contemporaneamente sottolineare un limite, quello dell’Antica Massoneria, ed annunciare altro. Noi non sappiamo se questa citazione si trova sul testo di Morin o se è stata aggiunta da Francken. Nella misura in cui figura nel Manoscritto del 1783, viene da pensare che sia una aggiunta. In ogni caso, è un limite e ciò che seguirà non potrà essere della stessa natura.
Questo Grado, limite dell‘Antica Maestria, si è molto diffuso. Corona lo Scozzesismo bordelese sotto il nome di Grande Eletto Perfetto. È identico al Grande Eletto di Londra. Nello Scozzesismo marsigliese, ha il nome di Perfetto Scozzese vero di Scozia. Altri esempi si possono fare.

Questo fascio convergente di Gradi che coronano dei sistemi che sembrano essersi sviluppati quasi indipendentemente gli uni dagli altri deve significare certamente qualche cosa! Ricordiamo che le Logge Madri nascondevano gelosamente i loro rituali

 


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